Netmage 07 – L’arte di diventare liquidi

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We sit and watch the sunset. What does it know of waiting, anticipation and disappointment-a million times in one day? di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini è un’installazione presente durante la sezione bolognese di Netmage, (25 – 27 gennaio) a Palazzo Re Enzo. Un’osservazione neutra e distaccata di una realtà  calda della storia contemporanea: il conflitto arabo israeliano. Gli autori sono partiti da una ricerca di materiali in rete, blogs, articoli, recensioni e testi. Le parole di Leila El-Haddad, giornalista palestinese che vive a Gaza e quelle di David Grossman, scrittore israeliano esponente dell’organizzazione Peace Now, sono contrapposte alternate, sovrapposte a mostrare quanto la paura della guerra, della morte, della mutilazione, facciano ormai parte del sentimento comune nell’area della Cisgiordania come se la dimensione più inquietante delle precarietà  umana, la fragilità , abbia trovato nell’odio una lente di ingrandimento che rende a tutti impossibile fuggire verso il conforto della “vita normale”. Tre schermi delimitano uno spazio di tipo teatrale. Di fronte allo spettatore un velo nero viene squarciato da buchi come proiettili (l’accompagnamento sonoro rende inequivocabile l’associazione). Sugli schermi laterali, uno di fronte all’altro, un uomo e una donna davanti all’acqua (il Giordano ?) si tuffano e le loro immagini si deformano diventano liquide e mercuriali mentre le voci di un uomo e di una donna raccontano le esperienze dello scrittore e della giornalista. Al termine riemergeranno ciascuno dall’altra parte. Scambiarsi le vite però, non credo sia così facile, come sembra voler suggerire questa istallazione, anche perchè Grossman scrive in un comodo appartamento in Israele, dove la popolazione teme che qualcuno possa farsi saltare in aria su un autobus, Leila El-Haddad, vive costantemente sotto le bombe e le ruspe che costantemente distruggono ogni forma di convivenza civile. Sullo schermo centrale i fori sono puntini che scrivono una poesia di Mahmoud Darwish “… Nella sua essenza un fiore può cambiare un paesaggio ..”. Sovrapposti fiori tratti da un antico erbario. Effetti grafici molto efficaci. In sottofondo contribuiti audio presi dalla rete che raccontano scene di panico difficoltà  e violenza e si concludono con una strofa di Lili Marleen suonata dall’israeliano Jilad Atzmon… “La guerra che verrà  non è la prima” diceva Brecht… ed è purtroppo vero

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Sara Lenzi
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