Che fine ha fatto Leslie Shatz?

Ricorderete tutti il bel post di Gianpaolo sull’ottimo sound design in Paranoid Park…lo ricorderete anche perchè i vostri commenti non sono certo mancati, e tutti concordavano sull’ottimo lavoro che il sound design aveva portato avanti assieme a Gus Van Sant con cui collabora da lungo tempo. Pochi mesi dopo, ecco una brutta sorpresa…
Molti di voi avranno visto Gomorra. Tratto da un libro epocale che ti cambia la vita, il film non è, a mio parere, un capolavoro. Probabilmente chiuso in fretta, forse per l’imminenza del Festival che l’ha premiato…di questo non ci stupiamo di certo, chi di noi è abituato ai tempi di lavorazione in questo campo (e forse in questo Paese) sa bene quante belle idee, bei lavori e grandi talenti vadano sprecati a causa della fretta e degli scarsi mezzi.
Detto questo, ha passato le due ore di film a soffrire in silenzio per il trattamento riservato al suono. Non immaginatevi errori grossolani o gravi difetti, questo no. Però una certa mancanza di cura nelle entrate e nelle uscite delle musiche (che in questo caso fanno proprio parte del sound design, essendo per la quasi totalità brani di cantanti napoletani di oggi, usati quindi in maniera simbolica più che audiovisiogenica), uno scarsissimo uso del surround….il quale quando c’è, per esempio nell’ingresso del suono del mare nella scena di chiusura, sembra più buttato lì che usato con consapevolezza. Per non parlare del suono del mare, che lascia molto a desiderare.
Pensate la mia sorpresa quando, a lettere cubitali, compare tra i titoli di coda l’annuncio Sound design: Leslie Shatz.
Nei giorni successivi ho cercato qualche informazione sulla lavorazione. Sono incappata in un’intervista al Garrone durante la quale il giornalista ci informa che il regista, per curare le musiche, si è recato addirittura in America.
Che ne dite, non sarà forse che il sound design è stato fatto in casa, portato impacchettato al buon Leslie che, bontà sua e per cifra non pervenuta, ha tirato su un livello, sistemato un fade, e ci ha messo la firma?
Passo la domanda, convinta che la risposta potrebbe gettare una luce interessante su una professione già di per sè molto difficile da svolgere in questo Paese, benchè non manchino certo i talenti…
Per chiarire cosa intendo per sound design curato, anche con mezzi di certo non hollywoodiani, mi permetto di citare il bellissimo Le conseguenza dell’amore di Sorrentino, con il sound design di Emanuele Cecere e Daghi Rondanini e Lavorare con lentezza, piccolo capolavoro di Guido Chiesa con sound design di Theo Teardo, personaggio di cui vorremmo parlare con più calma una volta o l’altra.

Sia Cecere che Teardo hanno lavorato a sound design (il primo) e musiche (il secondo) de Il Divo. Nell’attesa di vederlo, attendo commenti da chi di voi avesse già avuto il piacere.