Manifesta 7 parte II: Principle Hope e Rovereto

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Torniamo a parlare di Manifesta, e stavolta di Principle Hope, la sezione roveretana curata da Adam Budak. Sede principale, il grande recupero industriale della Manifattura Tabacchi.

Lo abbiamo già detto, si sa, Manifesta è la biennale europea dedicata all’arte contemporanea, ma anche in questo caso il suono - in alcuni allestimenti - non mancava. E quindi noi c’eravamo…

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Manifesta 7 parte I: Scenarios e Fortezza

Fortezza, Forte asburgico

Come vi avevo promesso sono andata ad ascoltare con mano questa VII edizione della biennale d’arte contemporeanea europea Manifesta. Arte contemporanea sì, ma che da qualche tempo, come i nostri attenti lettori sapranno, strizza l’occhio all’uso del suono legato a quella che un tempo fu arte visiva. Oggi è di tutto e di più, e come è giusto che sia il suono rientra anche in questo campo. Meno giusto è che spesso si creda che il suono si possa aggiungere senza poggiare su conoscenze specifiche, attingendo ad una tecnologia facile da usare e a portata di portafoglio…ma questa è, in parte, un altra storia.

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Ambienti sonori pubblici. Tre metodi per realizzare grandi performance audiovisive e vivere sereni a Londra, Parigi o Firenze

Beirut a Parigi in una foto de La Blogotheque

Un giorno viene questo tizio e mi chiede se posso occuparmi delle apparizioni musicali della sua band. Mi dice una serie di parole: teatro, auditorium, stadio, arena. Mi scongiura di confidargli il segreto per ottenere la migliore qualità del suono in una performance live.

Lì per lì mi verrebbe di parlargli di microfoni marziani e diffusori volanti. Molto probabilmente gli consiglierei di comprarsi una bella camera anecoica prefabbricata…

Alla fine invece gli propongo di portare i membri della sua band in un ambiente pubblico e costringerli a suonare come se avessero il cuore in mano. Il luogo, se scelto in modo opportuno, farà il resto. Il Suono è fatto così…

Non ci credete? Prendiamo tre città : Londra, Parigi e Firenze. Peschiamo a caso qualche bella performance…

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City Works, i Giardini Pensili in mostra

Alla base del viaggio vi è spesso un desiderio di mutamento esistenziale. Viaggiare è espiazione di una colpa, iniziazione, accrescimento cultura, esperienza

Erich J. Leed ovvero, una delle citazione di riferimento della mostra City Works.

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Si è da poco conclusa a Firenze un’esposizione di film, disegni, suoni, oggetti, come recita il sottotilo della mostra City works, dedicata al lavoro che Roberto Paci Dalò e i suoi Giardini Pensili hanno svolto a partire dagli anni ’90 in sette città nel mondo.

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Sette, a volerne scegliere un campione, perchè a dire il vero la realtà urbana, la città è l’ambiente d’azione prediletto da Roberto Paci Dalò in tutto il suo percorso artistico; perchè lavorando sulla città , si parte dall’altro, dallo sguardo generale, ma poi si finisce con l’indagare

i suoi abitanti, il loro vedere, i loro corpi e i loro volti, le loro voci

Corpi, volti e voci che i Giardini Pensili, appena arrivati in un posto nuovo, si affrettano a mappare - audioregistrare, videoregistrare - indagare, catturare, per poi utilizzarli come materia prima dell’arte.

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La mostra, curata da Marco Brizzi del SESV Spazio Espositivo di Santa Verdiana e organizzata da iMage, era impostata come un backstage, uno sguardo dall’interno del lavoro preparatorio sul e nell’ambiente urbano, quello immediatamente visibile epresente, e quello più sottile della storia del luogo, delle sue immagini nascoste. I materiali esposti - diari, moleskine di appunti - permettevano di entrare nel laboratorio dei Giardini Pensili, e seguire dall’inizio la creazione dell’intervento artistico.

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Sette, dicevamo, le città : ad esempio Berlino, con l’audiodramma Many, many voices del 1995 oppure Città del Messico, con Petroleo Mèxico, film del 2006, o ancora Vancouver- Local and long distance del 2003, e perchè no, Rimini.

Durante l’inaugurazione della mostra si è tenuta una tavola rotonda che ha visto/sentito interventi oltre che di Roberto Paci Dalò e Marco Brizzi, di Gaia Bindi, Daniele Lombardi e Albert Mayr.

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Questo in breve (brevissimo) il contenuto degli interventi, dagli appunti gentilmente messi a disposizione da Simonetta Belli di Velvet Factory/Giardini Pensili:

  • Gaia Bindi si è concentrata sul tema della città come stimolo principale dell’arte attuale, come siero magico per la creatività in un’epoca in cui la popolazione mondiale inurbata ha superato quella che non vive in città , e quindi le città sono una condizione del vivere quotidiano per la maggior parte della popolazione mondiale. Una città che è ha sempre più l’aspetto di un movimento fluido di popolazioni, di gesti, di linguaggi, e che viene rappresentata da opere arstistiche che a loro volta sono sempre più fluide, guardando all’interattività tra mezzi ed elementi diversi.
  • Daniele Lombardi ha parlato della necessità di una ricerca artistica che “rimetta insieme i pezzi” di ambiti disciplinari differenti e che, attraverso una lavoro su mezzi come il video e il suono, faccia sorgere una nuova sensibilità in questa direzione, per dare origine alle forme artistiche del domani.
  • Albert Mayr ha parlato delle difficoltà con cui spesso si scontra chi opera cercando il dialogo tra diverse forme artistiche, in quanto spesso si parla molto di interdisciplinarità quando invece il sistema delle arti è ancora molto settorializzato.

Ringrazio ancora Simonetta per gli appunti, le immagini sono courtesty of Giardini Pensili.