Sonic Acts XIII Amsterdam

The Poetics of Space è il titolo del tema dell’edizione 2010 di Sonic Acsts XIII, festival dedicato alle esplorazioni dello spazio nell’arte, scienza, musica e tecnologia, che si terrà as Amsterdam dal 25 al 28 febbraio.

Il programma è veramente interessante. Saranno presenti personaggi come Brandon Labelle, Derrick de Kerckhove, Barry Truax, Michael J. Morgan.

Il costo dei biglietti non è eccessivo e Amsterdam non è così lontana…


Japan Media Arts Festival 2009 a Vienna

Il Japan Media Arts Festival è un evento annuale promosso dall’Agency for Cultural Affairs e dedicato a quattro temi principali: Art, Entertainment, Animation e Manga.

L’edizione 2009 del festival si tiene dal 12 al 20 settembrea presso il MuseumsQuartier di Vienna ed il tema principale è OTO (il Suono).

Il programma è costituito da una mostra organizzata in tre temi (Make Sound, Read Sound e Watch Sound) e da una serie di incontri con autori e esponenti del mondo dell’animazione giapponese.

SounDesign promuove Potenza_SoundScapeS, 20-25 luglio, Potenza

Locandina Potenza_Soundscapes

Locandina Potenza_Soundscapes

Segnaliamo un evento di cui siamo media partner: Potenza_SoundScapeS - Il suono la città, che si terrà dal 20 al 25 luglio a Potenza, un progetto nato dalle menti di Pietro Sacco e Luigi Catalani di tragittisonori.com, in collaborazione con Sicilian Soundscape Research Group Onlus, con il patrocinio di FKL - Forum per il paesaggio sonoro e Art Factory Basilicata,

Potenza_SoundScapeS si propone come un momento dedicato alla scoperta della città di Potenza e al suo legame con il mondo del Suono. Una serie di eventi (laboratori, installazioni, passeggiate sonore, incontri, mostre, etc.) metterano in collaborazione utenti diversi (studenti, musicisti, operatori ambientali, docenti, bambini, anziani, non-vedenti), con l’obiettivo di approfondire il senso e il valore di questa connessione città-suono. Il risultato di queste attività si concretizzerà nella realizzazione della prima mappa sonora della città.

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Galaxia Medicea e Pietro Grossi

Officina TodoModo organizza Galaxia Medicea, 1° Festival di cultura e musica elettronica in Seravezza (Lucca), con una mostra omaggio a Pietro Grossi, curata da Enrico Mattei. Inoltre verrà presentata un’ anteprima del documentario su Pietro Grossi realizzata da Stefano Leone, Maurizio Bottazzi e Mario Tesconi.

Il festival ospiterà installazioni audiovisive, Dj/Vj e live set, rassegne video, workshop e showcase con operatori del settore, artisti, responsabili di etichette e progetti di produzione.

Sono previste inoltre le seguenti partecipazioni: Albert Mayr, Daniele Lombardi, Massimo Magrini, Vittore Baroni e Lara Vinca Masini.

Orario:
Festival: venerdì 12 h 21,00 - sabato 13 h 18,00 - domenica 14 h 11,00
Mostra: inaugurazione sabato 13 ore 18 sabato h 18,00/22,00 - domenica h 11,00/22,00
Informazioni : 380 5040715 / 339 4511037 / 393 7533398.
myspace.com/galaxiamedicea
[email protected]

Sound Metak: negozio/laboratorio sulla sperimentazione sonora con strumenti musicali vintage

logo di Sound Metak

Sound Metak nasce ufficialmente come negozio di strumenti vintage in Piazzale Segrino 1 a Milano.

Ideatore unico del progetto è Xabier Iriondo, vulcanico personaggio del panorama musicale contemporaneo italiano, uno dal passato indie-rock con gli Afterhours e i Six Minute War Madness, ed un presente sperimentale con Uncode Duello, Tasaday, Polvere e tanti altri. E questo vuole dire molto.

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Il suono della Normandia 3: le Mèmorial De Caen

L’ultimo appuntamento con il territorio sonoro normanno è stato l’incredibile museo Le Mèmorial nella città industriale di Caen.

Partendo dalla sbarco in Normandia nel giugno 1944, il museo ripercorre la storia dell’umanità fino a oggi, celebrando la pace e l’integrazione culturale tra i popoli.

Uno dei momenti più interessanti di questo viaggio nella Storia è stata la proiezione del film sul D-Day, un cortometraggio che racconta, tramite immagini e suoni, i momenti più intensi dello sbarco.

Lo schermo, diviso in due parti, visualizza sequenze video estratte da documenti storici rieditati e riadattati nella parte audio. Un capolavoro.

L’idea di base è stata quella di ricreare il suono non per tutti gli elementi del filmato (i soldati che parlano, le onde del mare, gli aerei che volano, etc.), ma solamente per alcuni oggetti, che hanno un ruolo centrale nella la narrazione della storia. Un impianto di diffusione serio ha fatto il resto. Assolutamente da audio-ascoltare con estrema attenzione. Per ovvi motivi non ho potuto registrare alcun estratto del film.

Un altro momento interessante è stata la visita a Les musiques de la Libertè, mini-mostra dedicata al ruolo fondamentale che ha avuto la musica durante la seconda guerra mondiale.

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Com’è ovvio dedurre in questa parte del museo c’è stata una particolare cura verso il suono.

Si va dall’utilizzo di zone sonorizzate tramite gli onnipresenti diffusori SoundTube, anche se purtroppo, come è possibile constatare dalla foto in basso, i visitatori difficilmente riescono a capire come posizionarsi rispetto al diffusore. Ma questo è un problema di cui parleremo in futuro.

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Un’altra parte del mostra è dedicata alla celebrazione di alcuni strumenti musicali esportati dalle truppe U.S.A. e alle conseguenze che hanno avuto sulla cultura musicale francese.

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Alcuni momenti intensi: la presenza di punti di ascolto in cuffia di brani storici del periodo attraggono anziani e bambini.

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Infine un saluto originale: uno spartito in cui è possibile lasciare la propria traccia sonora…

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Il suono della Normandia 2: les maisons di Erik Satie a Honfleur

Un altro momento sonoro imperdibile in terra normanna è stata sicuramente Les Maisons Satie, ovvero la casa-museo di Erik Satie nella cittadina di Honfleur.

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Appena entrato nell’edificio due sonnecchianti operatori forniscono un dispositivo di riproduzione audio con cuffie. A seconda della posizione in cui si trova il visitatore, il dispositivo seleziona l’accompagnamento sonoro da riprodurre. Il sistema purtroppo non è molto preciso e spesso sono stato costretto a tornare sui miei passi per notevoli ritardi nell’esecuzione degli elementi sonori. Un sistema un pò più sofisitcato (come per esempio l’italianissimo Trackman) avrebbe permesso una user experience sicuramente migliore.

A ogni modo la casa è divisa in tre piani, in ognuno dei quali sono presenti trovate scenografiche e mini-installazioni sonore molto suggestive. Pensate a una pera con le ali che vi accoglie all’ingresso, ad una scimmia che vi saluta roboticamente, ad un pianoforte bianco che suona da solo come in un sogno, alle raffinatissime giacche di Satie che viaggiano nell’aria producendo un suono meccanicamente ripetitivo.

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Ovviamente Gymnopèdies Gymnopèdies è molto, forse troppo, presente, ma per fortuna è possibile avere un’idea totale dello stile di Satie, che viene descritto non come un compositore, bensì come un tecnico, interessato a misurare il peso del suono. E infatti tra le ultime installazioni è presente uno strumento che veniva utilizzato dallo stesso Satie per misurare le note eseguite.

Se passate da Honfleur non potete mancare questo appuntamento divertente, bizzarro, ma ironico e molto intenso. Proprio come il caro vecchio Erik.

Ustica, il Museo della Memoria di Bologna e Christian Boltanski

Oggi è il 2 agosto, 27° anniversario della strage alla stazione di Bologna.

E oggi, in ricordo di queste e di tutte le vittime dei terrorismi e dei terrori, voglio parlarvi di un piccolo miracolo che l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica ha realizzato a Bologna, città da cui partì lo sfortunato volo Itavia, di cui tutti sappiamo, ma non quanto vorremmo.

Ora, ricorre quest’anno anche il 27° anniversario della strage di Ustica, e il 27 di giugno è stato inaugurato a Bologna, nella cornice dei vecchi depositi dei tasporti pubblici bolognese - posto fantastico, edifici inizio secolo e cinema all’aperto - il Museo della Memoria.

Vi racconto brevemente di come Ilaria ed io abbiamo scoperto e visitato questo luogo della memoria, e di come vogliamo consigliare a tutti di andarci, almeno una volta…

L’ingresso è gratuito, e non ce l’aspettavamo, per cui Ilaria ed io ci affacciamo ci affacciamo un po’ intimorite…dalla nostra postazione si può vedere: un pc con una sessione di montaggio a molte ma molte tracce, che va in loop dopo apparentemente un paio di minuti, un sistema automatizzato di gestione di canali audio - e un po’ ci sentiamo a casa, e la cosa ci incurioscisce un bel po’. I canali sono ben 96, ci chiediamo cosa ci aspetta all’interno…

Da qui si vede una luce fioca, o meglio, sembrano molte luci - lampadine- intermittenti, ritmiche, pulsano - respirano. Poi si sentono delle voci, dei bisbigli, sembrano parlarci da un tempo lontano…e si intravede, nella penombra, lei.

La carcassa del DC-9. Un mostro marino, sembra. Una balena arenata…

Ci viene incontro la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti. L’ammiro moltissimo, ma non ho il coraggio di dire niente…ci prega - giustamente - di non fotografare. Già , perchè quella che stiamo per vedere è una vera e propria opera d’arte, creata dall’artista francese Christian Boltanski per il Museo, un’installazione permanente, monumento alla memoria…

Entriamo. L’aereo, immenso, occupa quasi tutta la bella costruzione da seconda rivoluzione industriale che è il vecchio deposito ATC. L’installazione di Boltanski lo avvolge come un guanto: l’idea è quella di trasmettere ai chi ascolta i pensieri - gli ultimi pensieri- dei passeggeri del volo Itavia.

Non vi preoccupate: non ci sono drammi, qui. Il dramma è consegnato al silenzio…i pensieri che si ascoltano sono quelli normali di chi sta andando in vacanza, o sta rientrando a casa, o ancora pensa già all’autunno, al lavoro, al rientro in città …Tutt’attorno, pendono dal soffitto 81 lampadine. Sono le vittime della tragedia, la cui luce pulsa, e ci chiede di non dimenticare.

So che volete dettagli tecnici, perchè qui, mi ricorderete, si parla di sound design…e va bene:lungo il perimetro dal grande loft sono disposti per l’appunto 96 pannelli neri. Sono i 96 oblò del DC-9 e per quel che ci riguarda, nascondo i 96 canali che costituiscono l’impianto dell’installazione audio. Ogni canale è controllato dalla consolle che avevamo notato all’ingresso, e trasmette i file audio (le voci dei passeggeri) in loop.

Gli altroparlanti sono raggruppati in due gruppi da 46 (ogni gruppo fa capo ad una consolle per l’automazione della diffusione), le cui traiettorie sono apparentemente controllate a gruppi di 5 - questo lo evinciamo dalla sessione di montaggio, in cui si può facilmente notare che su ogni traccia è stao caricato un suono soltanto, sfasato temporalmente rispostto al suono che lo precede e a quello che lo segue. Questo sfasamento temporale si ripete ogni 5 tracce, e dopo l’ultima di ongi 5 la sessione va in loop, e riparte da capo.

In questo modo, Boltanski riesce ad ottenere il senso di un’alternanza (apparentemente) sempre diversa mentre si tratta soltanto di 5 file, sempre in loop, spalmati su 96 canali (almeno, questa è la interpretazione…attendo smentite da chi di voi visiterà il museo).

Tenendo conto anche della grandezza degli spazi, l’effetto è assicurato: l’impatto sonoro è quello di una moltiplicazione delle voci, che però sono nello stesso tempo comprensibili (le singole frasi in successione permettono di seguirne il significato) al pubblico che si avvicina ai pannelli neri. Nell’immagine di Boltanski, sono i pensieri che riescono ad arrivare a noi dal velo d’oblio che si vorrebbe calasse si di loro…
In una piccola sala che si apre sul fondo dell’hangar vengono trasmessi a ciclo continuo i filmati della preparazione del Museo: dal trasporto e l’arrivo del relitto e Bologna, al lavoro di Boltanski, all’inaugurazione. Da non perdere anche questa parte, che spiega molto del lavoro immenso che c’è dietro a questo piccolo gioiello,e molto anche dell’approccio artistico di Boltanski.

Ci fermiamo qui, adesso tocca a voi andarci di persona, per non dimenticare

City Works, i Giardini Pensili in mostra

Alla base del viaggio vi è spesso un desiderio di mutamento esistenziale. Viaggiare è espiazione di una colpa, iniziazione, accrescimento cultura, esperienza

Erich J. Leed ovvero, una delle citazione di riferimento della mostra City Works.

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Si è da poco conclusa a Firenze un’esposizione di film, disegni, suoni, oggetti, come recita il sottotilo della mostra City works, dedicata al lavoro che Roberto Paci Dalò e i suoi Giardini Pensili hanno svolto a partire dagli anni ’90 in sette città nel mondo.

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Sette, a volerne scegliere un campione, perchè a dire il vero la realtà urbana, la città è l’ambiente d’azione prediletto da Roberto Paci Dalò in tutto il suo percorso artistico; perchè lavorando sulla città , si parte dall’altro, dallo sguardo generale, ma poi si finisce con l’indagare

i suoi abitanti, il loro vedere, i loro corpi e i loro volti, le loro voci

Corpi, volti e voci che i Giardini Pensili, appena arrivati in un posto nuovo, si affrettano a mappare - audioregistrare, videoregistrare - indagare, catturare, per poi utilizzarli come materia prima dell’arte.

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La mostra, curata da Marco Brizzi del SESV Spazio Espositivo di Santa Verdiana e organizzata da iMage, era impostata come un backstage, uno sguardo dall’interno del lavoro preparatorio sul e nell’ambiente urbano, quello immediatamente visibile epresente, e quello più sottile della storia del luogo, delle sue immagini nascoste. I materiali esposti - diari, moleskine di appunti - permettevano di entrare nel laboratorio dei Giardini Pensili, e seguire dall’inizio la creazione dell’intervento artistico.

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Sette, dicevamo, le città : ad esempio Berlino, con l’audiodramma Many, many voices del 1995 oppure Città del Messico, con Petroleo Mèxico, film del 2006, o ancora Vancouver- Local and long distance del 2003, e perchè no, Rimini.

Durante l’inaugurazione della mostra si è tenuta una tavola rotonda che ha visto/sentito interventi oltre che di Roberto Paci Dalò e Marco Brizzi, di Gaia Bindi, Daniele Lombardi e Albert Mayr.

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Questo in breve (brevissimo) il contenuto degli interventi, dagli appunti gentilmente messi a disposizione da Simonetta Belli di Velvet Factory/Giardini Pensili:

  • Gaia Bindi si è concentrata sul tema della città come stimolo principale dell’arte attuale, come siero magico per la creatività in un’epoca in cui la popolazione mondiale inurbata ha superato quella che non vive in città , e quindi le città sono una condizione del vivere quotidiano per la maggior parte della popolazione mondiale. Una città che è ha sempre più l’aspetto di un movimento fluido di popolazioni, di gesti, di linguaggi, e che viene rappresentata da opere arstistiche che a loro volta sono sempre più fluide, guardando all’interattività tra mezzi ed elementi diversi.
  • Daniele Lombardi ha parlato della necessità di una ricerca artistica che “rimetta insieme i pezzi” di ambiti disciplinari differenti e che, attraverso una lavoro su mezzi come il video e il suono, faccia sorgere una nuova sensibilità in questa direzione, per dare origine alle forme artistiche del domani.
  • Albert Mayr ha parlato delle difficoltà con cui spesso si scontra chi opera cercando il dialogo tra diverse forme artistiche, in quanto spesso si parla molto di interdisciplinarità quando invece il sistema delle arti è ancora molto settorializzato.

Ringrazio ancora Simonetta per gli appunti, le immagini sono courtesty of Giardini Pensili.