Empac è il nuovo nato tra i centri di ricerca su Media e arti elettronica nella zona di New York. Legato al Rensselaer Polytechnic Institute, ha sede in un vasto edificio che comprende teatri, studi, aree comuni per performance e incontri, e ospita un dei più dotati “supercomputer” del mondo, creato in collaborazione con IBM e dedicato a progetti di realtà virtuale, spazializzazione, sintesi a modelli fisici e multi-modal modelling su larga scale. Durante tutto il corso dell’anno accetta domande per artist in residence e research in residence programs.
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Speciale Futuro Presente II - installazioni
The Leonor Hirsch Award

Questa volta diamo l’annuncio di un concorso con più preavviso del solito. Scade infatti il 1° di luglio il termine per partecipare al Leonor Hirsch Award - Composition competition for mixed-media works of electroacousitc music and video.
5th Sound & Music Computing Conference

L’application form non è ancora on line, ma vi consiglio di tenere sott’occhio la call for participation della 5th Sound & Music Computing Conference che si svolgerà a Berlino presso l’Università Tecnica dal 31 luglio al 3 agosto 2008.
Sonic Arts Research Centre, II: il Sonic Lab
Ustica, il Museo della Memoria di Bologna e Christian Boltanski
Oggi è il 2 agosto, 27° anniversario della strage alla stazione di Bologna.
E oggi, in ricordo di queste e di tutte le vittime dei terrorismi e dei terrori, voglio parlarvi di un piccolo miracolo che l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica ha realizzato a Bologna, città da cui partì lo sfortunato volo Itavia, di cui tutti sappiamo, ma non quanto vorremmo.
Ora, ricorre quest’anno anche il 27° anniversario della strage di Ustica, e il 27 di giugno è stato inaugurato a Bologna, nella cornice dei vecchi depositi dei tasporti pubblici bolognese - posto fantastico, edifici inizio secolo e cinema all’aperto - il Museo della Memoria.
Vi racconto brevemente di come Ilaria ed io abbiamo scoperto e visitato questo luogo della memoria, e di come vogliamo consigliare a tutti di andarci, almeno una volta…
L’ingresso è gratuito, e non ce l’aspettavamo, per cui Ilaria ed io ci affacciamo ci affacciamo un po’ intimorite…dalla nostra postazione si può vedere: un pc con una sessione di montaggio a molte ma molte tracce, che va in loop dopo apparentemente un paio di minuti, un sistema automatizzato di gestione di canali audio - e un po’ ci sentiamo a casa, e la cosa ci incurioscisce un bel po’. I canali sono ben 96, ci chiediamo cosa ci aspetta all’interno…
Da qui si vede una luce fioca, o meglio, sembrano molte luci - lampadine- intermittenti, ritmiche, pulsano - respirano. Poi si sentono delle voci, dei bisbigli, sembrano parlarci da un tempo lontano…e si intravede, nella penombra, lei.
La carcassa del DC-9. Un mostro marino, sembra. Una balena arenata…
Ci viene incontro la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti. L’ammiro moltissimo, ma non ho il coraggio di dire niente…ci prega - giustamente - di non fotografare. Già , perchè quella che stiamo per vedere è una vera e propria opera d’arte, creata dall’artista francese Christian Boltanski per il Museo, un’installazione permanente, monumento alla memoria…
Entriamo. L’aereo, immenso, occupa quasi tutta la bella costruzione da seconda rivoluzione industriale che è il vecchio deposito ATC. L’installazione di Boltanski lo avvolge come un guanto: l’idea è quella di trasmettere ai chi ascolta i pensieri - gli ultimi pensieri- dei passeggeri del volo Itavia.
Non vi preoccupate: non ci sono drammi, qui. Il dramma è consegnato al silenzio…i pensieri che si ascoltano sono quelli normali di chi sta andando in vacanza, o sta rientrando a casa, o ancora pensa già all’autunno, al lavoro, al rientro in città …Tutt’attorno, pendono dal soffitto 81 lampadine. Sono le vittime della tragedia, la cui luce pulsa, e ci chiede di non dimenticare.
So che volete dettagli tecnici, perchè qui, mi ricorderete, si parla di sound design…e va bene:lungo il perimetro dal grande loft sono disposti per l’appunto 96 pannelli neri. Sono i 96 oblò del DC-9 e per quel che ci riguarda, nascondo i 96 canali che costituiscono l’impianto dell’installazione audio. Ogni canale è controllato dalla consolle che avevamo notato all’ingresso, e trasmette i file audio (le voci dei passeggeri) in loop.
Gli altroparlanti sono raggruppati in due gruppi da 46 (ogni gruppo fa capo ad una consolle per l’automazione della diffusione), le cui traiettorie sono apparentemente controllate a gruppi di 5 - questo lo evinciamo dalla sessione di montaggio, in cui si può facilmente notare che su ogni traccia è stao caricato un suono soltanto, sfasato temporalmente rispostto al suono che lo precede e a quello che lo segue. Questo sfasamento temporale si ripete ogni 5 tracce, e dopo l’ultima di ongi 5 la sessione va in loop, e riparte da capo.
In questo modo, Boltanski riesce ad ottenere il senso di un’alternanza (apparentemente) sempre diversa mentre si tratta soltanto di 5 file, sempre in loop, spalmati su 96 canali (almeno, questa è la interpretazione…attendo smentite da chi di voi visiterà il museo).
Tenendo conto anche della grandezza degli spazi, l’effetto è assicurato: l’impatto sonoro è quello di una moltiplicazione delle voci, che però sono nello stesso tempo comprensibili (le singole frasi in successione permettono di seguirne il significato) al pubblico che si avvicina ai pannelli neri. Nell’immagine di Boltanski, sono i pensieri che riescono ad arrivare a noi dal velo d’oblio che si vorrebbe calasse si di loro…
In una piccola sala che si apre sul fondo dell’hangar vengono trasmessi a ciclo continuo i filmati della preparazione del Museo: dal trasporto e l’arrivo del relitto e Bologna, al lavoro di Boltanski, all’inaugurazione. Da non perdere anche questa parte, che spiega molto del lavoro immenso che c’è dietro a questo piccolo gioiello,e molto anche dell’approccio artistico di Boltanski.
Ci fermiamo qui, adesso tocca a voi andarci di persona, per non dimenticare
HoloEdit & HoloSpat, spazio e design sonoro
HoloEdit e HoloSpat sono due software gemelli, indipendenti ma complementari, che permettono “la gestione delle masse spaziali” in modo semplice ed intuitivo, l’uno programmato in Java, l’altro come applicazione di Max/MSP.
Sarebbe a dire che consentono di programmare e in parte di gestire dal vivo lo spazio della “proiezione sonora” multicanale in relazione al luogo (forma e grandezza), al numero, tipo, disposizione degli altoparlanti, al “tempo di percorrenza” di questo spazio attraverso la gestione dei ritardi, dei riverberi, della convoluzione- tutti criteri fondamentali per una diffusione che sia anche “design” sonoro di un luogo, creata per quel luogo, quel pubblico, quel suono.
Il tutto in maniera intuitiva e, tutto sommato, immediata:
HoloEdit

consente di disegnare delle traiettorie (fino a sedici simultaneamente, e con la possibilità di sceglierle tra un ampio numero di curve già disponibili, più o meno complesse, oppure di disegnarle a proprio gradimento), mentre
HoloSpat

si occupa della riproduzione sonora delle traiettorie e consente di settare altri parametri come la grandezza della sala (in metri), la distanza degli spettatori dai diffusori (da cui, per esempio, la quantità di riverbero necessario a simulare la traiettoria stabilita), e presenta una interfaccia munito di sliders di controllo volume (molto utili, nel caso i suoni da diffondere sulle traiettorie dovessero essere gestiti dal vivo e non semplicemente mandati in loop), fino ad un massimo di 16 canali in ingresso e 16 in uscita.
Le due applicazioni si parlano tramite MIDIshare. HoloEdit può in effetti “counicare” ed essere quindi reso acusticamente da qualsiasi applicazione in grado di leggere i controlli MIDI associati alle singole traiettorie. HoloEdit & HoloSpat sono una creazione del centro GMEM (Groupe de musique experimentale de Marseille) di Marsiglia, (anzi di Laurent Pottier), nascono per Mac OS 9 (e X) ma ne esiste anche una versione per Windows (che non dà problemi, parola della sottoscritta- almeno per una diffusione fino ad otto canali…).
Maggiori informazioni all’indirizzo del centro GMEM
http://www.gmem.org
e
http://www.gmem.org/holo-online/index.htm


