Netmage11 International Live Media Fest

The 11th edition of the Netmage festival - the International Live Media Fest held in the cool frame of the Palazzo Re Enzo in downtown Bologna, Italy - will take place in January, on the 20th-21st-22nd.

This year edition will focus on cinema and the experimental scena between the moving image and sound. The concept will be - as the festival tradition is - performed live by a number of artists coming from all over Europe, the US, and South america.

For more info and reservation follow the site.

And do not miss the preview videos on Vimeo!

Miraloop Diamonds @ galleria Neon Bologna

Sabato 12 dicembre alle 20 presso la galleria Neon di Bologna (via Zanardi 2/5) si terrà la presentazione dell’etichetta discografica Miraloop Diamonds. Particolarità: Diamonds pubblica musica elettroacustica, storica ed attuale, e musica di ricerca. Nel corso della serata si potranno ascoltare il sound e visual artist Michele Spanghero (Unsound Zero) in una performance elettroacustica, e Paolo Ingrosso che si occuperà di ricostruire un brano storico del Maestro Albert Mayr, centrato sull’improvvisazione, il Tape for Live Musicians eseguito per la prima volta a New York nel 1971.

roBOt 2009

roBOt è il festival dedicato al rapporto tra arte, musica e tecnologie digitali che si terrà a Bologna dal 12 al 16 settembre 2009.

Veramente interessante il programma: dj set (Carl Craig, Tobi Neumann), proiezioni (Kraftwerk), workshop (Produzione Musicale Creativa di Alessandro Magri, Nuove tecnologie per il Djing e produzione musicale a cura di Federico Simonazzi, Ableton Live a cura di Giancarlo Lanza) e installazioni audio-video (Future sounds like past toys di Eraser e Ape5).

Per maggiori informazioni: [email protected], Tel: +39 329 9714611. Canali sociali: Twitter, MySpace, Facebook.

Netmage 2010

Anche per quest’anno Xing organizza il Netmage, festival di live media arrivato alla decima edizione, che si terrà a Bologna dal 28 al 30 gennaio 2010.

Il bando di partecipazione alla sezione International Live-Media Floor è aperto fino al 19 settembre 2010 ed è riferito a lavori di generazione e/o mixaggio dal vivo di immagini e suoni.

I materiali dovranno essere inviati a:
Netmage, Via Cà Selvatica 4/d, 40123 Bologna
tel (++39) 051 331099
[email protected]

Cominciò che era finita. La triste parabola dei concorsi musicali

Iceberg - Logo

Nessuno ricorda come, quando e perché, vincere un concorso è diventato assolutamente necessario alla carriera di un giovane o meno giovane musicista.

Però, questo è quanto, da anni oramai chi vuole sfondare nel campo della musica deve vincere un concorso, meglio se prestigioso. Ce ne sono alcuni, nel mondo, garanzia di splendenti futuri. Li conoscerete: il Gaudeamus Prize per la composizione di musica contemporanea, Ars Electronica in numerose categorie relative alle arti elettroniche appunto, il premio di Bourges per la musica elettroacustica. E in Italia c’è Iceberg, a Bologna. Che quest’anno lega la sua finale - non sappiamo se per motivi legati alla crisi economica, o per una certa sovrapposizione di cariche negli organizzatori - allo storico Angelica Festival.

Voi sapete che raramente, dalle pagine di questo blog, sono arrivate parole di stroncatura, di polemica gratuita, di provocazione. Vogliamo essere costruttivi, discutere per migliorare. Ma oggi non sarà così, perché dopo aver dato un’occhiata ai finalisti di quest’anno, mi è salito il sangue alla testa, ragazzi. Ed ecco quindi qui, per voi che leggete, il mio sfogo, il mio mortuos plango per la cultura di questo paese, per le sue storiche sedi di sperimentazione, per le occasioni, insomma, di agganciare il futuro mentre ci passa davanti. Andiamo a incominciare…

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Lezione aperta, Albert Mayr

Per chi di voi si trova a Bologna, segnalo la lezione aperta “Tape for live musician e oltre” che il nostro Albert Mayr terrà il 10 febbraio prossimo alle ore 13,30 presso il Conservatorio “G.B.Martini”, in piazza Rossini, 2. Verranno presentate due versioni dell’opera “Tape for live musician”, e sarà l’occasione per discutere e approfondire il lavoro di Albert Mayr, pioniere degli studi sul paesaggio sonoro e non solo, figura molto amata dai nostri lettori.

Future Film Festival 2009

Parte martedì 27 l’11a edizione del Future Film Festival, anche quest’anno a Bologna. Vi segnalo l’appuntamento di mercoledì 28 alle ore 17,00 presso il Cinema Odeon con Doug Sweeland, storico animatore della Pixar per un approfondimento del making of di Wall-E. A seguire l’anteprima di Burn-E, cortometraggio spin off del celebratissimo Wall-E.

Take the Cage Train a Bologna

Treno di Cage - 1978

Nel trentesimo anniversario delle tre escursioni per treno preparato che John Cage realizzò a Bologna nel 1978 - e precisamente sulla tratta Bologna-Ravenna, Bologna-Porretta e Ravenna-Rimini - gli amici di Lecco non sono i soli a voler riproporre e far rivivere quell’esperienza.

Il 31 maggio e l’1 giugno è proprio Bologna che ci riprova. Sotto la supervisione e con l’organizzazione di Angelica Festival, il progetto nato dalla volontà di Provincia di Bologna e Regione Emilia-Romagna coinvolge anche il MaMbo (Museo di Arte Contemporanea di Bologna) dove dal 30 maggio sarà allestita una mostra sulla mitica esperienza del 1978, con documenti, fotografie, installazioni e il Museo della Musica e la Scuola Elementare di Romagnoli di Bologna.

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Netmage 2008 call for partecipation

Netmage 2008

Il 16 ottobre scade il bando per partecipare alla sezione International Live-media di Netmage 2008.

Il festival, sempre curato da Xing, si terrà come al solito a Bologna nei giorni 24-26 gennaio.

La call è destinata a tutti coloro che si occupano della creazione e gestione live di elementi visivi e acustici. Ovviamente tutto è possibile: elettronica, elettroacustica, light design, dispositivi di interazione naturale.

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Ustica, il Museo della Memoria di Bologna e Christian Boltanski

Oggi è il 2 agosto, 27° anniversario della strage alla stazione di Bologna.

E oggi, in ricordo di queste e di tutte le vittime dei terrorismi e dei terrori, voglio parlarvi di un piccolo miracolo che l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica ha realizzato a Bologna, città da cui partì lo sfortunato volo Itavia, di cui tutti sappiamo, ma non quanto vorremmo.

Ora, ricorre quest’anno anche il 27° anniversario della strage di Ustica, e il 27 di giugno è stato inaugurato a Bologna, nella cornice dei vecchi depositi dei tasporti pubblici bolognese - posto fantastico, edifici inizio secolo e cinema all’aperto - il Museo della Memoria.

Vi racconto brevemente di come Ilaria ed io abbiamo scoperto e visitato questo luogo della memoria, e di come vogliamo consigliare a tutti di andarci, almeno una volta…

L’ingresso è gratuito, e non ce l’aspettavamo, per cui Ilaria ed io ci affacciamo ci affacciamo un po’ intimorite…dalla nostra postazione si può vedere: un pc con una sessione di montaggio a molte ma molte tracce, che va in loop dopo apparentemente un paio di minuti, un sistema automatizzato di gestione di canali audio - e un po’ ci sentiamo a casa, e la cosa ci incurioscisce un bel po’. I canali sono ben 96, ci chiediamo cosa ci aspetta all’interno…

Da qui si vede una luce fioca, o meglio, sembrano molte luci - lampadine- intermittenti, ritmiche, pulsano - respirano. Poi si sentono delle voci, dei bisbigli, sembrano parlarci da un tempo lontano…e si intravede, nella penombra, lei.

La carcassa del DC-9. Un mostro marino, sembra. Una balena arenata…

Ci viene incontro la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti. L’ammiro moltissimo, ma non ho il coraggio di dire niente…ci prega - giustamente - di non fotografare. Già , perchè quella che stiamo per vedere è una vera e propria opera d’arte, creata dall’artista francese Christian Boltanski per il Museo, un’installazione permanente, monumento alla memoria…

Entriamo. L’aereo, immenso, occupa quasi tutta la bella costruzione da seconda rivoluzione industriale che è il vecchio deposito ATC. L’installazione di Boltanski lo avvolge come un guanto: l’idea è quella di trasmettere ai chi ascolta i pensieri - gli ultimi pensieri- dei passeggeri del volo Itavia.

Non vi preoccupate: non ci sono drammi, qui. Il dramma è consegnato al silenzio…i pensieri che si ascoltano sono quelli normali di chi sta andando in vacanza, o sta rientrando a casa, o ancora pensa già all’autunno, al lavoro, al rientro in città …Tutt’attorno, pendono dal soffitto 81 lampadine. Sono le vittime della tragedia, la cui luce pulsa, e ci chiede di non dimenticare.

So che volete dettagli tecnici, perchè qui, mi ricorderete, si parla di sound design…e va bene:lungo il perimetro dal grande loft sono disposti per l’appunto 96 pannelli neri. Sono i 96 oblò del DC-9 e per quel che ci riguarda, nascondo i 96 canali che costituiscono l’impianto dell’installazione audio. Ogni canale è controllato dalla consolle che avevamo notato all’ingresso, e trasmette i file audio (le voci dei passeggeri) in loop.

Gli altroparlanti sono raggruppati in due gruppi da 46 (ogni gruppo fa capo ad una consolle per l’automazione della diffusione), le cui traiettorie sono apparentemente controllate a gruppi di 5 - questo lo evinciamo dalla sessione di montaggio, in cui si può facilmente notare che su ogni traccia è stao caricato un suono soltanto, sfasato temporalmente rispostto al suono che lo precede e a quello che lo segue. Questo sfasamento temporale si ripete ogni 5 tracce, e dopo l’ultima di ongi 5 la sessione va in loop, e riparte da capo.

In questo modo, Boltanski riesce ad ottenere il senso di un’alternanza (apparentemente) sempre diversa mentre si tratta soltanto di 5 file, sempre in loop, spalmati su 96 canali (almeno, questa è la interpretazione…attendo smentite da chi di voi visiterà il museo).

Tenendo conto anche della grandezza degli spazi, l’effetto è assicurato: l’impatto sonoro è quello di una moltiplicazione delle voci, che però sono nello stesso tempo comprensibili (le singole frasi in successione permettono di seguirne il significato) al pubblico che si avvicina ai pannelli neri. Nell’immagine di Boltanski, sono i pensieri che riescono ad arrivare a noi dal velo d’oblio che si vorrebbe calasse si di loro…
In una piccola sala che si apre sul fondo dell’hangar vengono trasmessi a ciclo continuo i filmati della preparazione del Museo: dal trasporto e l’arrivo del relitto e Bologna, al lavoro di Boltanski, all’inaugurazione. Da non perdere anche questa parte, che spiega molto del lavoro immenso che c’è dietro a questo piccolo gioiello,e molto anche dell’approccio artistico di Boltanski.

Ci fermiamo qui, adesso tocca a voi andarci di persona, per non dimenticare

In ricordo di Mario Zanzani

E’ scomparso ieri, all’improvviso, l’amico Mario Zanzani.

Mario è stato l’inventore e l’organizzatore, assieme a Massimo Simonini, di Angelica Festival, uno dei più importanti momenti italiani dedicati alla musica sperimentale in tutte le sue accezioni.

La diciassettesima edizione di Angelica si sta svolgendo in questi giorni, ed ha visto anche quest’anno una prima assoluta: quella di 13th hour:Cosmic Pulses di Karlheinz Stockhausen, a riprova dell’altissima qualità del progetto, dell’impegno di Mario e del suo amore per questa sua creatura.

Mario credeva nell’importanza della sperimentazione e del rinnovamento, nelle arti e non solo. Negli ultimi anni la mancanza cronica di fondi ha costretto Angelica a puntare su produzioni più grosse, per così dire più sicure per l’impatto col pubblico, più gradite alle amministrazioni…ma Mario non ha mai smesso di ripetere che la vera forza dell’arte è nella sperimentazione, che gli spazi vanno dati innanzitutto a chi propone e crede in idee nuove, non alla ripetizione del passato, ma al futuro…

Per questo lo ringraziamo, e lo ricorderemo sempre.

Domani, al Teatro San Leonardo (per chi conosce Bologna, non serve aggiungere altro…) alle 11 si terrà un momento di ricordo.

Netmage 07 - parte III

Netmage 2007 - III notte. La grande folla del sabato sera radical freak, (a Bologna lo chic non è di moda) si accalca su per le scale, il cortile, la balconata di Palazzo Re Enzo. Apre Bissera di Invernomuto e Moira Ricci. “E’ la storia di una famiglia raccontata con gli occhi di una bambina che scopre il suo passato attraverso una serie di incontri” le belle immagini di questo documentario onirico sono anche quelle dell’immagine coordinata di Netmage 2007, bella scelta. La musica però si realizza come vago commento. Ci stupisce che lo sfondo umano, le preghiere, i rituali (la famiglia, il lavoro il fuoco) raccontati dalle immagini non siano usate trasformate nella musica.

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Stesso discorso per le belle immagini del documentario Rapsodia della Santamuerte a cura di Opificio Ciclope con la chitarra di Sommacal.. “La devozione alla Santa Morte ha già raggiunto gli Stati Uniti e l’argentina partendo dall’enorme quartiere mercatod di Tepio, 30 mila bancarelle, due milioni e mezzo di pesone, frastuono senza pausa. E’ sopra questo frastuono che Opificio Ciclope ha chiesto ad Egle Sommacal di suonare”.. Ed Egle suona come citando Ray Cooder in un immaginario… si fa per dire, Paris Texas..Il risultato a nostro avviso è sempre un effetto colonna sonora di documentario.. spero che fosse anche quello voluto dai creatori.

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Più apprezzato, (non solo da chi scrive), l’intervento di Roberto A. Mendoza, figura di riferimento dellelectro art messicana. Paesaggio urbano contemporaneo visioni grafiche e stranamente (finalmente??) “il sincrono”…. non solo al montaggio ma anche al contenuto al senso di ripetizione, deframmentazione della colorata e luccicante realtà contemporanea…

La serata si conclude tra le danze con i live set Robert Babicv e Glimpse tutto by Cassero… dopo tutto è sabato sera

Netmage 07 - L’arte di diventare liquidi

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We sit and watch the sunset. What does it know of waiting, anticipation and disappointment-a million times in one day? di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini è un’installazione presente durante la sezione bolognese di Netmage, (25 - 27 gennaio) a Palazzo Re Enzo. Un’osservazione neutra e distaccata di una realtà calda della storia contemporanea: il conflitto arabo israeliano. Gli autori sono partiti da una ricerca di materiali in rete, blogs, articoli, recensioni e testi. Le parole di Leila El-Haddad, giornalista palestinese che vive a Gaza e quelle di David Grossman, scrittore israeliano esponente dell’organizzazione Peace Now, sono contrapposte alternate, sovrapposte a mostrare quanto la paura della guerra, della morte, della mutilazione, facciano ormai parte del sentimento comune nell’area della Cisgiordania come se la dimensione più inquietante delle precarietà umana, la fragilità , abbia trovato nell’odio una lente di ingrandimento che rende a tutti impossibile fuggire verso il conforto della “vita normale”. Tre schermi delimitano uno spazio di tipo teatrale. Di fronte allo spettatore un velo nero viene squarciato da buchi come proiettili (l’accompagnamento sonoro rende inequivocabile l’associazione). Sugli schermi laterali, uno di fronte all’altro, un uomo e una donna davanti all’acqua (il Giordano ?) si tuffano e le loro immagini si deformano diventano liquide e mercuriali mentre le voci di un uomo e di una donna raccontano le esperienze dello scrittore e della giornalista. Al termine riemergeranno ciascuno dall’altra parte. Scambiarsi le vite però, non credo sia così facile, come sembra voler suggerire questa istallazione, anche perchè Grossman scrive in un comodo appartamento in Israele, dove la popolazione teme che qualcuno possa farsi saltare in aria su un autobus, Leila El-Haddad, vive costantemente sotto le bombe e le ruspe che costantemente distruggono ogni forma di convivenza civile. Sullo schermo centrale i fori sono puntini che scrivono una poesia di Mahmoud Darwish “… Nella sua essenza un fiore può cambiare un paesaggio ..”. Sovrapposti fiori tratti da un antico erbario. Effetti grafici molto efficaci. In sottofondo contribuiti audio presi dalla rete che raccontano scene di panico difficoltà e violenza e si concludono con una strofa di Lili Marleen suonata dall’israeliano Jilad Atzmon… “La guerra che verrà non è la prima” diceva Brecht… ed è purtroppo vero

Netmage 07 - parte II

Venerdì 26 gennaio, ore 22 circa, la sala grande di Palazzo Re Enzo a Bologna è in effetti splendida. Soffitti altissimi, pareti affrescate, il quadrilatero formato da quattro schermi, a due a due accoppiati, la lunga consolle dove si sistemano le crew, e il lato più lungo, la parete della sala, affrescata, di cui sopra.

La prima mezz’ora tocca a H2O di Studio Brutus/Citrullo Int./Taxonomy (I), “composizione che interpreta il crossover audio-visivo, grazie a una esecuzione stratificata per passaggi progressivi” (dalla brochure): le immagini sono inequivocabilmente bellissime. Si tratta di una sfilata di organismi, all’apparenza marini, mostrati al microscopio elettronico, colorati meravigliosamente, su sfondo nero che più nero non si può, così da far risaltare ancor di più forme e colori. La descrizione si dilunga sui grafici/designer/videomaker che compongono il gruppo, ma questo non è il mio campo, quindi quanto ci sia di artificiale, quanto di “concreto” riguardo alle immagini, non sta a me dirlo. Il risultato, l’ho già detto, è ottimo,però. Però di “flusso visivo” che “si sviluppa e si integra con l’esecuzione musicale producendo un insieme ibrido a tratti inedito” non v’è traccia. Dopo un crescendo iniziale che procede per accumulazione di materiale saturato (distorsioni, glitches, clicks) per la maggior parte già noto, l’audio si assesta su un continuo di rumore in cui non si distinguono nè volumi, nè piani sonori nè men che meno piani spaziali. Di legame suono/immagine vi è davvero poco, e nessuna interazione con lo spazio cirscostante. Non sarebbe stato certo semplice, per le dimensioni della sala, e i lunghi tempi di riverberazione.
La costante saturazione dei livelli di intensità non rende avvertibile o quasi alcun evento o cambiamento strutturale all’interno della mezz’ora. I placidi organismi al microscopio continuano la loro silenziosa produzione di uova e ragnatele in un mondo dal quale il suono sarebbe escluso: per fortuna non sono in balìa di abnormi e tutto sommato tradizionali saturazioni come i presenti in sala.

Monstrous Little Woman delle scandinave Sunland e Bang-Steinsvik ci trasporta nelle atmosfere da brivido de L’Esorcista, Poltergeist, Alien IV, viste con gli occhi delle donne che ne sono protagoniste. Le immagine sono alternate, loopate, rovesciate. L’audio riprende a tratti speech originali dei vari film (anch’essi loopati, alternati eccetera) più sottofondo sonoro (tratto dall’album Syklubb fra Haelvete, collaborazione tra il duo norvegese Fe-mail e Spunk). Niente male, l’idea è però che dato lo sterminato bacino di film horror con donne al seguito, e la quantità pressochè infinita di dialoghi cinematografici, si poteva fare un po’ di più per riempire la canonica mezz’ora…

Siberian Fieldwors è la parte conclusiva della trilogia che lo spagnolo Carlos Casas ha girato sui luoghi di vita più estremi del pianeta. Le immagini (un’anteprima live per due schermi della suddetta opera) sono suggestive. Bella l’idea della compresenza a tratti dell’audio originale del documentario, e quello live dell’argentino Sebastian Escofert. Ancora, dato che il punto dovrebbe essere l’interazione audio/video, un po’ di soundesign in più ci stava, magari proprio giocando sulla compresenza di audio ambientale/audio “imposto” dall’esterno…

La serata procede, ma Charles Atlas e Chris Peck riprendono il concetto di noise/industrial, il volume sale e si ferma lassù sulle vette dello zero-db più saturazione-inclusa nel prezzo, le immagini scorrono e ancora una volta l’impressione è che di ricerca sul rapporto immagine/suono ci sia ben poco. Si può anche decidere che “non c’è nessun rapporto…”, ma almeno si porti questa decisione fino in fondo. In questo modo invece le immagini la fanno da padrone, il suono è poco più di un commento in giustappposizione, che va per la sua strada, fuori dal tempo (poche variazioni di intensità , niente piani sonori, lo spazio spettrale saturo e privo di qualsivoglia colore…un’indistinto muro sonoro) e ancor più dallo spazio: siamo a palazzo Re Enzo, ma potremmo essere ovunque, ci sono almeno sei canali (otto forse, non vedo bene) ma dalla radio di mio nonno con l’opportuna amplificazione verrebbe fuori la stessa cosa…insomma, siamo ancora la società dell’immagine, dopotutto.

Netmage 07 - Eyerophany - l’immagine senza l’anima

L’evento più atteso della prima giornata di Netmage è Eyerophany, una session live nata dall’idea di Emiliano Montanari in collaborazione con Enrico Ghezzi. Si è realizzata, come da programma alle 23,30 per una folla racchiusa nello spazio irregolare di un esagono formato da quattro schermi spazio consolle e perimetro della lunga sala. Sugli due schermi paralleli le immagini dei film di David Lynch, gli altri due dedicati alle performance in di Asja Bettin e del pubblico (Not a soul) con telecamera.
Si legge nella presentazione: “Un evento di magia che presenta e trasforma la nuova sconvolgente performance live di (una nuova porta aperta sul suo nuovo capolavoro Inland Empire), notasoul/ seeingwithnoone’s eye di Enrico Ghezzi e Shoa(Eye) di Asja Bettin, nell’impossibile atto di ‘vedere’. Notte di magia che si apre su altri cortocircuiti cinematici con Thomas Pynchon, Paul Virilio, Hideo Kojima e altre apparizioni “misteriose”.

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Enrico Ghezzi, apre la serata come uno ieratico iniziatore della comtemporaneità . “Not a soul” grida il critico performer, citando di Eyes wide shut di Kubrick, la festa a casa di Ziegler in cui gli invitati omolgati nei vestiti, nei gesti, nei volti indefiniti, sono assolutamente senz’anima. Forse per questo quando Ghezzi-ierofante dice “possiamo urlare, potete urlare”, nessuno urla solo lui intimidito dalla mancanza di reazione emette un stridulo richiamo. Not a soul no shaut — mi viene da pensare - Ma allora insiste “potete fischiare” e la folla risponde quasi immediatamente…. il fischio è meno impegnativo e più neurtro emotivamente o forse si tratta di un’altra citazione cinematografica Il club dei mostri (1980) con Vincent Price e John Carradine.

“Io non accado se mai sono caduto, come tutto .. del resto” continua evocanto realtà psichiche “L’impero è dentro di noi, noi siamo dentro l’impero” e altri ameni nonsense su cui riflettere. Poi la dinamica del gioco performativo “una telecamera in mano a chiunque.. tutti possono usarla.. cioè nessuno può”. Ecco l’oftalfania, la manifestazione dello sguardo, ecco il tema “Vedere con l’occhio di nessuno”. Mentre la musica produce un impasto cromatico a tratti vaghissimamente ritmico nessuna massa va in paradiso ma precipita nell’indistinto clamore del già detto già visto, già reiterato. A tratti sullo schermo che proietta la telecamea in diretta, un telefonino con il messaggio “Il tempo è invenzione degli uomini incapaci di amare”

Nella rete di Netmage

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Si è aperta il 25 gennaio, a palazzo Re Enzo (Bologna) la sessione 2007 di Netmage (25 gennaio - 2 febbraio)
Alle 22 inizia Cinemage di Aki Onda, fotografo e musicista nato in Giappone. Cinemage ovvero omaggio al cinema è una sequenza di fotografie “della vita quotidiana” di Aki Onda (come quella che abbiamo pubblicato) e un improvvisazione chitarristica eseguita con il contributo audio di Alan Licht e Oren Ambarchi. Ancora prevalente una estetica del rumore che maschera a tratti cadenze heavy metal che fanno venire voglia di una birra e di un concerto degli Iron Maiden. Infatti esco. Sulle scale tra la biglietteria e la sala c’è la popstar cinefilosofica (è la definizione dalla brochure) Enrico Ghezzi, in attesa della sua performance, che fa una piccola doccia di folla. (NdT nella doccia la gette passa e guarda il personaggio di culto dandosi delle gomitate e ammiccanti - a differenza del bagno che richiede tentativi di contatto fisico e urla). Gli chiedo “Resisterà a lungo l’estetica del rumore? “, “La rottura è necessaria, la realtà non è continua, nella rottura c’è il disvelamento”. La rivoluzione e permanente - penso - e anche il bisogno di rottura… forse quando la realtà sarà in cocci sottili come sabbia torneranno a formarsi le isole.. o galleggeremo come plancton. “E quali saranno le prossime sinergie tra immagine e suono?” chiedo. “l’immagine e il suono non hanno alcun rapporto, sono perfettamente slegate.. - mi rivela l’uomo che si è manifestato alle masse parlando in differita - non dobbiamo ostinarci a tenerle unite rompere, bisogna rompere le costruzioni forzate”…. Riflettendo su queste considerazioni torno in sala per scoprire la performance Something Like Seeing in the Dark di John Duncan e Lelf Elggren dalle intenzioni spiritualistiche. “Da qualche parte, nel silenzio, nella solitudine, nel tanfo di sudore, nella calura, c’è un messaggio. In qualche modo, nonostante tutto, senti che capirai”. …

Concorso Iceberg, giovani artisti a Bologna.

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Scade il 15 gennaio l’iscrizione al concorso biennale Iceberg, istituito dal Comune di Bologna per promuovere i giovani creativi della città di Bologna e non.

Queste le categorie: Architettura, Illustrazione (selezioni su tutto il territorio nazionale); Design Industriale, Fumetto e Narrazione (selezioni regionali); Arti Plastiche, Fotografia, Grafica di Comunicazione, Musiche di oggi, Spettacolo (selezioni sul Comune di Bologna).

Per scaricare il bando e per maggiori informazioni:

http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/iceberg/02news.html